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“La tenerezza è sia una modalità d’investimento che una tonalità affettiva; ha un oggetto e una finalità; ha dei luoghi elettivi e dei metodi propri. Certo non è in attesa del soddisfacimento immediato; non è direttamente sessuale, pur non essendo esente dalla sessualità; ha degli slanci, ma non punti culminanti, e il suo tempo è intriso di stabilità; non è senza oggetto, ma non lo circoscrive; non aspira a svuotarlo (orale, senza dubbio, ma non invidiosa), né a penetrarlo (sensuale, certamente, ma non fallica); cerca piuttosto di cingerlo, di avvolgerlo: lo accarezza e lo sacralizza. La sua finalità non consiste nella scarica, ma piuttosto nella preservazione (…). La sua peculiarità è quella di avvolgere; il suo luogo specifico è la pelle; il suo metodo elettivo ed originario, è la carezza, e il suo stile è la dolcezza. Una delle virtù della tenerezza è la sollecitudine; uno dei suoi derivati: il tatto. (E’ ) l’investimento di base sul quale dovrebbero crescere i desideri”
(P.C Racamier)

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