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La Dott.ssa Laura Porta interverrà in un talk show “Cibo e dipendenze. Alcol, gioco, droghe e sessualità”, presso lo spazio White House, in Corso Magenta 52 a Milano, il 20 settembre 2105. L’intervista verrà trasmessa su Radio Monte Carlo e Radio 105.

Cibo e dipendenze: Alcol, gioco, droga e sessualità. Il cibo e il sesso come droga

Domanda: Quali sono le differenze che intercorrono tra le diverse dipendenze e quali i punti in comune?

Possiamo accomunare le dipendenze da cibo e da sostanze per similitudine, mentre la dipendenza da gioco d’azzardo ha delle sue specificità che poi vedremo. Nella dipendenza da alcol, droga e cibo c’è la ricerca della sensazione procurata dalla sostanza, che viene spesso descritta come sensazione di pienezza, calore, benessere intenso, caratteristiche fortemente antidepressive. Per l’alcol e le droghe c’è anche il bisogno di una modificazione dello stato di coscienza, che potrebbe essere ottundimento o euforia. Spesso chi ricorre all’uso delle sostanze e lo fa in modo compulsivo è portatore di un malessere profondo con cui non riesce ad entrare in contatto, che lo destabilizza. Anziché entrare nel percorso duro e doloroso della parola, dell’analisi e della consapevolezza del malessere, il dipendente cerca la via di un’apparente risoluzione immediata. Dico apparente perché la sensazione avvertita subito dopo l’utilizzo della sostanza è sempre spiacevole, spesso accompagnata da senso di colpa e vergogna, con conseguente vissuto di indegnità e ripetizione del comportamento abusante. E’ spiacevole l’effetto che lascia l’alcol al risveglio, quello della cocaina appena svanito l’effetto, quello dell’eccesso di cibo con le sue conseguenze sulla salute nell’obesità. Dunque l’apparente effetto di cura diviene in realtà un matrimonio con un demone che promette felicità e pienezza, promette il paradiso perduto, e che in realtà non è altro che una soddisfazione istantanea, che obbliga a una schiavitù mortifera.

Domanda: Come si distingue un nomale consumatore o utilizzatore da un abusatore o una persona dipendente?

Non tutte le persone che amano mangiar bene diventano bulimiche, né i bevitori sociali diventano alcolisti. E soltanto una parte di quelli che giocano scommettendo diventano gamblers. Certamente è pur vero che il consumo o il gioco d’azzardo deve avere un inizio per poi svilupparsi in una dipendenza vera e propria. Dove termina il divertimento e dove inizia la dipendenza? Per quanto riguarda il consumo di sostanze un buon fattore diagnostico per riconoscere la dipendenza è la presenza o meno di crisi d’astinenza. C’è la crisi d’astinenza da cibo, da sostanze, da alcol. Se questo tipo di crisi è insuperabile e ingestibile con la propria libertà siamo nella dipendenza. Per quanto riguarda il gioco d’azzardo la dipendenza è più subdola e psicologica: si dipende dall’adrenalina che viene liberata nel momento del rischio del gioco. Da quel tipo di sensazione psicologica, che è un misto di onnipotenza e sovraeccitazione. In tutti i casi, analizzando a fondo le storie cliniche dei pazienti che soffrono di una dipendenza, c’è una sofferenza esistenziale che viene bypassata, anestetizzata dalla sostanza o dal gioco.

Domanda: Perché il nostro tempo incentiva le dipendenze rispetto al passato? C’è qualcosa nella società contemporanea che favorisce l’abuso di sostanze?

Attualmente il problema delle dipendenze ha assunto una diffusione globale. Massimo Recalcati afferma ne L’uomo senza inconscio che stiamo vivendo in un tempo intossicato, ovvero ci troviamo in un periodo storico dove è la società stessa a promuovere un programma di tossicofilia generalizzato. Fino al secondo dopoguerra, i valori socialmente condivisi hanno orientato fortemente i soggetti nella gestione delle proprie pulsioni. Gli ideali promossi dalla famiglia, dalla Chiesa, dai partiti politici, etc., veicolavano il messaggio che non si può godere di tutto e sempre. Queste istituzioni promuovevano il messaggio che era necessario rinunciare almeno un po’ alla soddisfazione personale per poter condividere con gli altri un progetto di vita comune. Per esempio la pulsione sessuale non poteva essere sfogata a tutto campo, ma doveva essere sublimata nell’ardore artistico o nell’impegno sociale. Gli ideali erano una guida per orientarsi nella vita, tenendo a bada la spinta della pulsione di morte che aleggia in ciascuno.

Dopo i grandi sconvolgimenti politici e sociali degli anni ’80 del secolo scorso, c’è un’eclissi dei valori socialmente condivisi, sempre più sfumati ed evanescenti. Ne consegue che la vita intesa come tensione verso gli ideali perde senso, non ci sono più presupposti forti per attuare un movimento di privazione verso il bene comune. La pulsione non si orienta più mediante il faro dell’ideale, ma mediante il discorso del capitalismo. Il nuovo imperativo non è più “Devi!”, ma “Godi!”. Alla domanda di Freud: “Come si fa ad essere felici?” la risposta del capitalismo avanzato è: “Attraverso l’oggetto di consumo”. La rinuncia non è più di moda nel nuovo millennio, perchè c’è sempre un godimento possibile, fruibile, a portata di mano, per tutti. La pulsione non deve tanto faticare per esprimersi, anzi, può (e deve) essere soddisfatta mediante gli oggetti gadget proposti dalla pubblicità. Niente più rinunce, dunque, soltanto un godimento continuo attraverso il riempimento costante che rincorre la chimera della soddisfazione mitica, primordiale. Il Paradiso non è più perduto, lo si può riavere tramite l’ultimo modello di telefonino. Questo è il quadro storico e culturale che rende possibile il dilagare attuale delle dipendenze.

Domanda: Quali sono i possibili percorsi di cura per le dipendenze?

La cura dalle dipendenze è una delle più difficili, perché da quanto illustrato finora esse sono già una cura. Chi decide di curarsi da una dipendenza o è arrivato a un grado di devastazione personale, psicologica e del suo stato di salute fisica tali da esserne obbligato, oppure ha un livello alto di autoconsapevolezza che lo induce a prevedere il peggio ed a decidere di prendere in mano la situazione per fermarsi in tempo e non ricaderci.

Il tempo è una componente fondamentale, più una dipendenza è procrastinata nel tempo più è difficile da disinnescare. Questo perché anche dal punto di vista neurologico una dipendenza crea dei circuiti difficili da scardinare, se non attraverso pratiche coercitive, attraverso ricoveri o utilizzo di sostanze sostitutive (Antabuse-disulfiram per l’alcolismo, Metadone per l’eroina, ricovero in strutture ospedaliere con interventi chirurgici per l’obesità, sequestro dei beni per i giocatori d’azzardo, ecc..).

Dunque la diagnosi precoce è di importanza fondamentale per la buona riuscita della cura, oltre che la necessaria collaborazione del paziente. Chi si occupa di fare diagnosi deve aver cura di non colpevolizzare il paziente, che spesso è già portatore di un forte sentimento di colpa e di inadeguatezza. Un atteggiamento di giudizio e di colpevolizzazione rischia di generare ulteriore ritiro in pratiche di abuso solitarie, senza giungere allo scopo di aiutare il soggetto a prendere consapevolezza del problema.

 

Domanda: Quali sono i modi per prevenirle?

La prevenzione andrebbe fatta già all’interno della famiglia e della scuola, perché l’età giovanile è quella in cui si creano le inclinazioni e le più grandi sofferenze interiori, che tendono ad amplificarsi e dilatarsi negli anni. Condividere una passione con i figli, aiutare i giovani ad incontrare qualcosa che li appassioni nella scuola e nella vita, a sperimentare livelli di soddisfazione personale attraverso uno sport, la pratica di un hobby o lo studio di una disciplina, questi sono modi per prevenire le dipendenze. Trasmettere l’idea, da parte degli adulti, che la vita vale la pena di essere vissuta senza sostanze stupefacenti. E che per ottenere soddisfazioni occorre un sacrificio ed un impegno costante, serio, che nulla piove dal cielo.

In questo gli adulti hanno una grande responsabilità nei confronti dei giovani.

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