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Senso e trauma

La vita, è questo – una deviazione, un’ostinata deviazione, per se stessa transitoria e caduca, sprovvista di senso. Perché, in quel punto delle sue manifestazioni che si chiama l’uomo, si produce qualcosa che insiste durante questa vita, e che si chiama un senso? Lo chiamiamo umano, ma è poi così sicuro? È forse così umano, questo senso? Un senso è un ordine, cioè un sorgere. Un senso è un ordine che sorge. Una vita insiste per entrarci, ma esso esprime forse qualcosa di completamente al di là di questa vita, poiché quando andiamo alla radice di questa vita, e dietro al dramma del passaggio all’esistenza, non troviamo nient’altro che la vita congiunta alla morte.

Il trauma è uno dei nomi che si danno alle effrazioni del disagio quando viene da fuori, a sorpresa, senza che si possa imputarlo al soggetto che con lo shock ne subisce le conseguenze. Il trauma viene riferito ad un reale che piomba addosso, un reale impossibile da anticipare o da evitare, un reale che esclude il soggetto, senza riferimento all’inconscio o al desiderio proprio di ognuno, un reale che si incontra e di fronte al quale, come si dice, il soggetto “non può farci nulla” tranne che portarsi dietro una serie di conseguenze negative, come tante tracce ritenute indimenticabili.

Il discorso è un para-trauma.

Si vede come le irruzioni di reale traumatico generino l’appello all’Altro. Affinchè dia senso all’insopportabile. L’insopportabile che ha senso è meno insopportabile di quello che non ne ha.

Il discorso bucato contemporaneo genera soggetti resi più fragili.

Freud parla delle ‘forze del soggetto di fronte al trauma’.

Egli nota che nessun incontro, per quanto terribile, nessuna violenza, per quanto brutale sia, può essere traumatica senza una partecipazione soggettiva – Freud dice una ‘interiorizzazione del pericolo’.

Ci sono allora due componenti in ogni trauma:

da una lato il ‘colpo di reale’: qui il soggetto non è implicato, davvero qualcosa gli viene addosso, e a questo livello non si può richiamare la sua responsabilità.

Ma nel trauma ci sono anche le conseguenze del colpo di reale.

In fondo il momento dell’impatto è un momento di preclusione, momento dell’incontro con un reale che non ha corrispondente nel simbolico e che emerge fuori da tutte le coordinate.

Quel che segue, le ripercussioni, ciò che chiamo le conseguenze, post-traumatic disorders, sono sempre funzione del soggetto e della lettura che esso fa dell’evento reale. Questa lettura reca il tocco, la marca del suo inconscio, di quel che egli è come soggetto, nonché la marca del discorso collettivo, ma forse, al di là di tale lettura, altri fattori più oscuri possono determinare per il soggetto le diverse capacità di tollerare e sopportare la quantità di eccitazione, la soglia dell’insopportabile non è la stessa per tutti. Ogni volta che un soggetto riuscito ha affrontato situazioni estreme senza trauma troviamo sempre un non disconoscimento delle sue pulsioni. Riguardo all’esperienza analitica, nulla fa pensare che esistano dei post-traumatic disorders standard; anche per i bio-traumi, che minacciano la vita, la risposta e l’effetto non sono mai identici per tutti i soggetti.

Nell’inconscio c’è un solo tipo di trauma, quello sessuale. Nell’inconscio non c’è bio-trauma. L’unico bio-traumatismo nell’inconscio è il troumatisme di cui parla Lacan. Lacan a volte ha commentato la questione: come mai ciò che Freud ha chiamato le pulsioni di autoconservazione – che per Lacan non sono pulsioni, diciamo allora gli istinti di autoconservazione – non producono dei sintomi? Ovvero: come mai i bio-traumi, che si trovano sulla superficie della memoria, non passano né alla metafora né alla metonimia?

Bisogna anche dire che il bio-trauma di ciò che Freud chiamava nevrosi traumatica è in realtà una mancanza di nevrosi.

Secondo la tesi di Freud la nevrosi traumatica si mantiene al di qua del principio di piacere, non solo non è al di là ma è al di qua, perché l’esperienza di spavento resta di spavento finchè non si inscrive nelle Vorstellungen che, esse sì, possono essere metonimizzate, o in termini freudiani, rimosse.

Pertanto, l’idea di Freud è che il ritorno allucinatorio negli incubi del traumatizzato costituisce il fenomeno principale della nevrosi traumatica. In questo senso si può dire che al traumatizzato manca una memoria, poiché gli manca l’iscrizione nelle Vorstellungen che costituirebbero la memoria. Ma poiché la memoria come iscrizione è anche ciò che condiziona l’oblio possibile, ecco allora che il soggetto rimane ossessionato, anzi, più assediato che ossessionato, dal ritorno allucinatorio delle immagini terribili. Dunque l’idea è di una mancanza di iscrizione, una mancanza di inconscio (se l’inconscio è iscrizione).

La prima cosa da fare per lo spavento traumatico, al di qua del principio di piacere, che suppone un’iscrizione, è far passare il reale alla memoria, poiché solo la memoria potrà indurre l’oblio e l’acquietamento.

Che dire di questa memoria?

Non credo che si possa dire che dando senso al bio-trauma lo si stia curando o che così si debba curarlo. Tutto il senso che si può dare al bio-trauma sarà sempre menzogna. Non cerchiamo di dar da bere ai soggetti che quel che è successo loro, alla fine, può essere strappato al non-senso. Lasciamo il fuori-senso al fuori-senso! Fare appello ai responsabili, all’ingiustizia, per quanto fondato in alcuni casi, è comunque iniettare del senso.

Tutt’altra cosa è costituire il reale in memmemoria che resterà fuori senso come sono fuori senso i significanti.

Ciò che del trauma è inscritto nell’inconscio è già una memoria. Che cosa è inscritto nell’inconscio, secondo Freud? Egli cerca di mantenersi più fedele possibile ai fenomeni che riconosce. Dice: ‘Questi traumi sono o delle esperienze che riguardano il corpo stesso del soggetto, o delle percezioni che la maggior parte delle volte affettano la vista o l’udito. Si tratta quindi di impressioni ed esperienze della prima infanzia’. Potremmo dire: godimento del proprio corpo o del corpo dell’Altro. Freud ci dice che questo si trova come inscritto nella memoria dell’inconscio.

Quale articolazione lega tutto ciò con le tesi di Lacan che introducono il troumatisme, facendolo procedere da A barrato a S (A barrato) o al ‘non c’è rapporto sessuale’?

Credo si possa dire che tali impressioni inscritte, le Vorstellungen che formano il nucleo dell’inconscio freudiano, sono già delle risposte al buco dell’Altro, in modo che possiamo scrivere V/S (A barrato). La costituzione di una memoria risponde già al buco nel discorso e nell’Altro. L’inconscio articola qualcosa che discende dall’universale della struttura, ovvero il troumatisme, inconsistenza e incompletezza dell’Altro, e le tracce di contingenza degli incontri particolari di ciascuno. In un altro modo, più lontano dall’esperienza, si potrebbe dire che fantasma e sintomo suppliscono all’Altro, suppliscono al rapporto che manca.

Laura Porta

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