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Di Laura Porta.

smallfamilies2Nella sola città di Milano circa il 50% dei nuclei abitativi sono occupati da persone che vivono da sole. Nell’epoca della solitudine e dei legami liquidi una realtà sempre più diffusa è quella delle famiglie monoparentali: separazioni coniugali, lutto di uno dei genitori, non volontà da parte di un genitore di riconoscere il figlio, sono queste le cause che rendono sempre più frequenti i casi in cui un genitore (nell’85% dei casi le madri) vive da solo con almeno un figlio. Una famiglia con figli su tre a Milano è monogenitoriale.

Di questi ed altri particolari parla Gisella Bassanini, presidente e fondatrice dell’Associazione Smallfamilies, fondata nel 2014 sulla base della constatazione di un’assenza, in un’intervista che mi rilascia. L’assenza riscontrata da Gisella, architetta e ricercatrice, a sua volta madre di una figlia che ha cresciuto da sola, riguarda una rete di supporto sociale e culturale per questi micro nuclei, che sono anch’esse famiglie. Supporto psicologico, ma anche materiale e legale, perché quando si è soli a dover fronteggiare la crescita di un figlio i dubbi si moltiplicano, la responsabilità è raddoppiata e il carico di lavoro pure. E come sempre quando si appartiene ad una realtà che rappresenta una minoranza (quasi il 13% delle famiglie lombarde sono monoparentali) ciò che ci si ritrova a fronteggiare è il vuoto: culturale, immaginativo (sono pochissime le fiabe per bambini che abbiano a tema una famiglia così), socio assistenziale.

Nel 2014 l’associazione Smallfamilies si è attivata per contattare le istituzioni della Lombardia e delle più importanti città italiane per sensibilizzarle sulle difficoltà riscontrate da queste famiglie e sulla necessità di supporti, per individuare e sviluppare progetti sul territorio a sostegno di questa tipologia familiare, ma pochissime sono state le risposte ricevute. La regione Lombardia, per esempio, eroga da alcuni anni un assegno (un contributo di 2400 euro l’anno per genitori separati in difficoltà), riservato tuttavia ai genitori singoli che sono stati sposati, escludendo l’enorme fetta di chi non ha precedentemente contratto matrimonio con l’altro genitore del figlio.

Sembra di ripetersi quando si tratta di sottolineare come l’Italia arrivi sempre molto tardi ad occuparsi di realtà sociali specifiche e particolari. Diversa la situazione all’estero, in Gran Bretagna per esempio, dove la prima associazione per piccole famiglie in difficoltà fu fondata nel 1918. Oggi ha come presidente onoraria e generosa sostenitrice J. K. Rowling, la scrittrice divenuta famosa per la saga di Harry Potter, che a sua volta era stata una madre sola con una figlia a carico, in grosse difficoltà economiche ed esistenziali.
Smallfamilies oggi ha un portale che offre diversi servizi per famiglie “a geometria variabile”, esso segnala una rete di consulenti (legali, psicologici, del lavoro) in diverse città italiane, iniziative di sensibilizzazione e occasioni di confronto su diversi temi che riguardano sia le strette necessità pratiche che le più sottili difficoltà psicologiche ed affettive.

Dopo Pasqua dovrebbe partire uno sportello d’ascolto presso la Casa dei Diritti di Milano, un servizio che sta avendo dunque sempre più riconoscimenti anche a livello di politiche sociali.
smallfamiliesMa entriamo un po’ più nello specifico con un’altra intervista a Benedetta Silj, ideatrice di uno sportello d’ascolto per famiglie monoparentali (lo sportello è frutto di una partenrship tra l’Associazione Philo e Smallfamilies).
Quali sono le principali difficoltà di un genitore solo?

Anzitutto la fatica immensa, fisica e psicologica, per un solo genitore, di ricoprire nella stessa giornata molti ruoli, di sbrigare molte mansioni e risolvere problemi in tanti ambiti diversi, sia nella cura concreta genitoriale che nell’ambito lavorativo che nella gestione economica e domestica, talvolta anche legale se a monte ci sono separazioni burrascose. Un aggravio di fatica e stress può essere comportato dalla mancanza di sostegno economico da parte dell’altro genitore perché la madre sola, a quel punto, deve sperticarsi per produrre reddito e per garantire, allo stesso tempo, accudimento e presenza di qualità ai bambini.

Quali i possibili aiuti?
L’amicizia! Di altre donne e uomini, di altri genitori soli, ma anche di genitori tradizionali o di persone single, capaci di cogliere con premura e delicatezza la difficoltà dei vissuti di una madre sola o di un padre solo e dei loro figli; unita alla capacità di vicinanza pratica. Unita, direi, all’intuizione che frequentando i genitori soli non si fa beneficenza ma si riceve moltissimo perché si possono apprendere “competenze”, sensibilità, visioni ed esperienze di vita che vivificherebbero anche la famiglia tradizionale.

Inoltre sarebbe d’aiuto ogni attenzione istituzionale che renda accessibili, culturalmente ed economicamente, gli aiuti necessari.

Infine sarebbe di fondamentale aiuto una buona psicoterapia intesa come un accompagnamento alla valorizzazione della propria vicenda biografica nelle sue luci e nelle sue ombre e ad una esplorazione avveduta dei risvolti e delle implicazioni socio-culturali della propria condizione.

Quale la specificità del loro equilibrio?
È una bella questione perché l’equilibrio delle famiglie a geometria variabile ha proprio una sua specificità: si tratta, infatti, di equilibrio acrobatico! Se le cose, nonostante tutto, vanno a buon fine, si sviluppano nella famiglia monogenitoriale competenze estremamente idonee a vivere le grandi sfide della contemporaneità: grande elasticità pratica e mentale, libertà da abitudini e rituali familiari ipocriti e cronicizzati, capacità di riconoscere una vasta pluralità di risorse relazionali e opzioni esistenziali altrimenti impensate , intelligenza della dimensione sistemica della complessità, grande apertura verso l’esterno, apertura del familiare verso il “non –familiare”. È come se la famiglia monogenitoriale sorgesse nella nostra epoca attorno ad un punto di verità che non è, come talvolta si crede, sciagura e dissolvimento dei principi, ma cuore di una nuova coscienza.

Freud aveva focalizzato tre mestieri impossibili, che sono educare, psicoanalizzare e governare. L’espressione di Benedetta Silj di “equilibrio acrobatico” definisce molto bene quanto sia esponenziale la difficoltà del compito educativo di un genitore nella famiglia monoparentale e quanto siano necessari ed urgenti luoghi di accoglienza, di ascolto e di supporto per queste realtà.

 

Leggi l’articolo sul Blog della Casa dei Diritti di Milano

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