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Conversazione con Michela Marzano

Come districarsi nella matassa ingarbugliata che ha animato il dibattito pubblico negli ultimi mesi sotto il nome di ideologia gender? Come orientarsi nella stratificazione di opinioni, studi di genere, prese di posizione ideologiche e religiose, pregiudizi, paure ataviche dell’umanità? Fino a che punto le nostre paure sono fondate, fino a che punto sono fantasmi, fino a che punto sono pregiudizi?

di Laura Porta.

michela marzanoCome districarsi nella matassa ingarbugliata che ha animato il dibattito pubblico negli ultimi mesi sotto il nome di ideologia gender? Come orientarsi nella stratificazione di opinioni, studi di genere, prese di posizione ideologiche e religiose, pregiudizi, paure ataviche dell’umanità? Fino a che punto le nostre paure sono fondate, fino a che punto sono fantasmi, fino a che punto sono pregiudizi?

Ho cercato di decostruire frase per frase gli argomenti impugnati da associazioni come ProVita e che hanno diffuso terrore”, apre così il suo discorso Michela Marzano nell’intervista che mi rilascia.

Il suo libro “Papà, mamma e gender”, appena edito da Utet, non è solo una decostruzione argomentativa, ma un viaggio appassionato e appassionante alla ricerca della verità, non per poterla impugnare e sfoderare (tentazione fin troppo appetibile quando il dibattito degenera nella contrapposizione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’), ma per potervisi accostare con obiettività, e soprattutto, per mantenere aperta la consapevolezza che “la verità del soggetto emerge sempre quando si balbetta”, come affermava Lacan: essa è sempre così complessa e articolata da invitarci piuttosto ad esplorarla. Infatti ogni persona parla da una differente prospettiva, e specialmente quando si tratta di tematiche così complesse, avere differenti posizioni non trasforma automaticamente in nemici. E’ un invito a “smetterla di far finta di sapere sempre tutto, di essere sempre dalla parte del ‘giusto’ e del ‘bene’” (p.126).

Il viaggio procede nel modo affascinante e con la dignità degli esploratori intellettuali di tutti i tempi, con il coraggio di confrontarsi con l’ignoto di quelle “caverne oscure, labirinti impenetrabili” con cui entriamo in contatto quando ci approssimiamo al tema della sessualità. L’autrice prende in esame frase per frase, analizzandole e scomponendole con rigore scientifico, tutti gli slogan del terrore che sono stati diffusi epidemicamente, li interroga, li confronta a pareri autorevoli, ne fa una ricostruzione storica.

Dalla Convenzione di Istanbul l’Italia doveva preoccuparsi sia a livello preventivo che operativo di mettere in atto procedure per proteggere le vittime dalla violenza di genere, dai fenomeni di bullismo in esponenziale aumento, ma sull’applicazione dei contenuti della Convenzione ancora non è stato fatto niente”, prosegue Michela Marzano.

Questo libro vuole dare anche strumenti operativi, in termini di conoscenze, a coloro che, confusi da pareri, discorsi e toni aggressivi, vorrebbero capire meglio le origini e la sostanza degli argomenti dibattuti.

Nel quadro di un vasto e circostanziato panorama di conoscenze sugli studi del genere, l’esplorazione parte da un’analisi del linguaggio degli spot televisivi che hanno seminato il panico: parola per parola, come nel metodo psicoanalitico, l’autrice insegna a riflettere sull’uso dei termini, sul modo in cui possono essere utilizzati per comprendere, argomentare e confrontarsi o per difendersi e schermarsi pavidamente. Dal lessico all’esame della struttura delle frasi, alla coerenza e alla coesione, il tutto al fine di smascherare la mancanza di conoscenze approfondite e lo sfoderamento di preconcetti che di certo non facilitano la conoscenza e l’apertura all’alterità dell’Altro, ma contribuisce soltanto a fomentare spavento, barriere, infelicità.

Aiutare ad educare alle differenze non significa fomentare confusione. Gli episodi di sessismo e di bullismo stanno aumentando, si tratta di un’emergenza educativa importante, che va affrontata seriamente”.

Si tratta, piuttosto, di provare a cercare di vedere gli invisibili; di pensare insieme, ciascuno dalla propria differente posizione, per confrontarsi su questioni delicate come quelle dei bambini che sono figli di differenti tipi di famiglie, che sono una realtà ormai esistente: di chiedersi come tutelare i loro diritti. E come tutelare i diritti di quelle persone dello stesso sesso che, amandosi, decidono di vivere insieme, e non commettendo reato chiedono soltanto un riconoscimento dei loro diritti civili.

Il presupposto di fondo di questo libro è che chi non prende posizione su argomenti così apparentemente semplici è perché, oltre ad essere confuso, ha paura. E il miglior modo per sconfiggere la paura è l’approfondimento della conoscenza.

Una conoscenza che non ha niente a che vedere con il programma di “istigazione alla masturbazione precoce nei bambini e di diffusione dell’idea che ciascuno può decidere liberamente di scegliere fra uno dei cinque (sic!) sessi possibili, passando anche da uno all’altro”, programma che, secondo le Associazioni che si sono sollevate contro la cosiddetta ideologia gender, sarebbe a breve attuato nelle scuole per promuovere una pedagogia perversa.

Piuttosto un elogio appassionato alla consapevolezza, alla ricerca del sapere su quell’enigma inesauribile che è l’essere umano. Con il merito, che cito per ultimo ma non per importanza, della chiarezza.

Leggi l’articolo completo su il Blog della Casa dei Diritti

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