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Il suicidio di Tiziana Cantone ha acceso un dibattito sul fenomeno del revenge porn, e sull’uso improprio delle immagini su internet. Perchè internet è uno strumento così potente di amplificazione o distruzione del proprio narcisismo?

di Laura Porta.

Gita scolastica, le classi di alunni di seconda media condividono albergo e camere da letto, per loro è una delle prime esperienze lontani da casa senza i genitori. Come resistere alla tentazione di fare scherzi divertenti? Ed ecco un’idea: un ragazzo irrompe in bagno mentre un compagno di classe si sta facendo la doccia, gli scatta una fotografia nudo. In pochi secondi la fotografia è già circolata nel gruppo scuola su WhatsApp, in Facebook e in Instagram. Bello scherzo, ma…per il ragazzo l’effetto è devastante.

metterci la faccia 2Se ci fossimo trovati in altri tempi, negli anni ’70 o ’80 per esempio, la cosa avrebbe dovuto seguire un decorso ben più complicato. La foto, sì, la si sarebbe scattata, ma poi si avrebbe dovuto consegnare il rullino alla propria madre, la quale, a sua volta, avrebbe portato a sviluppare le fotografie dal fotografo e, vedendo la foto in questione, avrebbe chiesto spiegazioni…e probabilmente lo scherzo sarebbe finito lì.

Oggi la rapidità e la facilità con cui è possibile immettere immagini sulla rete è tale da poter far saltare tutti i passaggi dell’elaborazione dell’azione: che cosa sto pubblicando? Perché lo sto facendo? Che effetti può avere per il soggetto in questione veder pubblicata la propria immagine nuda o in situazioni compromettenti? Questi passaggi, non sempre chiari negli adolescenti, vengono rapidamente oltrepassati per agire l’azione, con effetti incalcolabili su chi è oggetto della burla in questione.

Il film Disconnect (H. A. Rubin 2014) ha messo in scena il problema degli eccessi da connessione, ormai tristemente diffuso, con la storia di un ragazzino introverso e solitario che viene abbordato tramite social network da alcuni compagni che fingono un’identità femminile per intrattenere con lui conversazioni intime ed ottenere delle sue foto compromettenti. Una volta ottenuta, la foto circolerà sui telefoni di tutti i compagni di scuola. L’impatto per il ragazzo sarà così crudo ed intollerabile da causarne il suicidio. Interrogato dal padre del figlio morto, l’autore dello scherzo sosterrà di non aver minimamente pensato né immaginato la portata distruttrice delle sue azioni.

La rapidità del mezzo di internet si presta anche ad usi potenzialmente violenti da parte di chi, pur adulto, si trova nella tentazione di fare un agito per vendetta, rabbia, disperazione. Pensiamo al fenomeno del revenge porn e al fatto di cronaca che ha diviso l’opinione pubblica: il suicidio di Tiziana Cantone legato alla pubblicazione di un suo video osceno senza la sua autorizzazione.

tiziana cantoneCome in uno specchio, le immagini e le fotografie ci rappresentano, alcune nella nostra versione ideale, che più volentieri esporremmo al mondo, altre nei nostri momenti più tragici e di nuda verità. Le immagini diffuse e pubblicate su internet amplificano questo specchio, rendendolo potenzialmente enorme nell’amplificare la nostra immagine ideale, e dunque il nostro narcisismo immaginario; ma lo specchio può divenire terrificante se divulga le nostre immagini più scabrose, la nostra ombra, il nostro lato oscuro. Per Freud[1] il narcisismo scaturisce dal rapporto che il soggetto intrattiene con l’immagine ideale di se stesso, o, più precisamente, evidenzia la funzione che la rappresentazione ideale di sé svolge nella formazione dell’Io.

Gli adolescenti di oggi sono letteralmente rapiti dal miraggio narcisistico offerto dalla rete, e non perdono occasione per reiterare l’esperienza di postare le proprie migliori immagini e vederle socialmente condivise ed apprezzate dal rito collettivo dei ‘mi piace’. Verrebbe da dire, più i soggetti sono strutturalmente fragili nella formazione della propria personalità, più necessitano di questo ritorno narcisistico mediatico ripetuto come di una droga.

Fermo restando che, a parità di fragilità strutturale, la rete mediatica si rivela un’arma a doppio taglio quando la popolarità si acquisisce a causa di una propria immagine negativa. Ecco che allora gli effetti possono divenire devastanti, viene minata la base di ciò su cui si sostiene il fondamento della propria persona. La propria immagine deturpata o un comportamento indecente possono macchiare fino a stroncare il senso della vita.

Viene da chiedersi quale sarebbe stato il destino di Tiziana Cantone se fosse stata meno sola, se avesse fatto un buon “incontro”. Forse è mancata a Tiziana l’occasione di un incontro autentico con qualcuno che potesse accoglierla, ascoltarla e permetterle di elaborare e arginare la vergogna derivante da un narcisismo profondamente ferito. Possiamo aggiungere che Tiziana si è scontrata con un doppio orrore: quello di veder infranta la sua reputazione e dunque l’immagine rispettabile di sé, e quello del tradimento dell’ex amante che, pubblicando un video privato girato in un momento di intimità, l’ha esposta a una vergogna insopportabile.

[1] 11. S. Freud, Introduzione al narcisismo, in osf, vol. 7, pp. 443-472.

 

Leggi l’articolo sul Blog della Casa dei Diritti

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