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In attesa delle votazioni del ddl Cirinnà un articolo sulle unioni civili, sul Family Day, sull’arretratezza italiana; un auspicio affinchè il nostro Paese possa compiere un passaggio evolutivo in termini di civiltà

di Laura Porta.

bambiniSi potrebbe scrivere per l’ennesima volta sull’incoerenza dei più ferventi politici cattolici, facendo riferimento a doppie famiglie e doppie morali. Si dovrebbe procedere così, per rispondere specularmente a chi, il 23 gennaio, ha acceso il Pirellone con la scritta “Family Day”, nel giorno stesso in cui in tutte le piazze italiane centinaia di migliaia di persone esultavano a favore delle unioni civili. Si è trattato di un atto. E un atto è sempre contestuale al particolare tempo in cui viene compiuto: svolto in quel preciso momento ha assunto le tinte dello scontro, della contrapposizione, della provocazione. Sarebbe stato diverso se le scritte fossero comparse il giorno stesso della manifestazione al Family Day di Roma. Avrebbe avuto il valore della manifestazione libera di un parere discordante nel tempo giusto, democraticamente, per avere la parola.

Ma rispondere allo scontro con l’aggressività e le estremizzazioni non ci emancipa da una tendenza, purtroppo tipicamente italiana, alla guerriglia con esasperazione ideologica di toni e di concetti, fino al limite della farsa. Abbiamo così creato degli eroi in difesa dei diritti di un amore che vuole farsi riconoscere dal mondo contro arcaici e tristi difensori dell’ormai superata istituzione famigliare. La piazza è così, deve fare un po’ di teatro. Si spera che i nostri politici procedano in modo più assennato e ragionevole.

Se il tempo delle manifestazioni in piazza, delle ragioni urlate ed estremizzate è finito, è giunto il tempo di una decisione su un disegno di Legge sulle unioni civili. Un disegno di legge che può permettere all’Italia di fare un notevole passo avanti in termini di civiltà, di emergere dallo stato di arretratezza e di conservatorismo che la rende culturalmente asservita ad un clericalismo politico.

Negare le unioni civili significa negare diritti che negli altri paesi sono in vigore da anni, significa negare che la coscienza e la consapevolezza dei singoli sta cambiando profondamente in termini di rispetto della dignità e delle differenze. Essere a favore delle unioni civili non significa mettere in discussione la famiglia tradizionale, nessuno fa l’apologia dell’utero in affitto, nessuno vuole aprire le adozioni anche alle coppie omosessuali senza regole e senza limiti. La famiglia, le famiglie, si stanno trasformando, questo è un dato di fatto; il buon funzionamento dei legami famigliari è affidato esclusivamente alla nostra etica, alla nostra coscienza ed ai nostri comportamenti, siano essi guidati dal credo divino o meno. Questa è la cultura contemporanea.

family2E allora speriamo che in nome della democrazia e della civiltà l’Italia faccia un passo avanti. Le coppie omosessuali hanno ed avranno le medesime difficoltà di quelle eterosessuali, sia sul piano delle relazioni interpersonali di coppia che su quello dell’allevamento dei figli. Ce lo dicono le statistiche e le ricerche sul campo. Gli ‘eroi’ ed i ‘giusti’ non esistono da nessuna parte, o meglio non esiste una parte che possa in se stessa garantire ai suoi appartenenti di essere eroi o giusti. Riconoscere il diritto alla stepchild adoption significa rendere giuridicamente operativo ciò che attualmente già esiste, ma su un piano non riconosciuto dalla legge. Significa tutelare le vite di bambini già esistenti ed invisibili dal punto di vista della legge, non attentare alle vite delle famiglie ‘naturali’, ammesso che la natura abbia previsto davvero la famiglia come qualcosa di appartenente al suo ordine. Per l’Italia, e per ogni singolo cittadino, la posta in gioco è cogliere un’occasione per evolversi verso una coscienza civile superiore.

Leggi l’articolo sul blog della casa dei Diritti di Milano

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