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Di Laura Porta

“L’unica rivoluzione possibile è quella interiore” 
(J. Krishnamurti)

Siamo in piena campagna elettorale e stiamo assistendo al fenomeno di promesse fantascientifiche dispensate ai quattro venti pur di accaparrare voti. Tra queste c’è, purtroppo, anche la prospettiva di una misera regressione di ciò che finora abbiamo considerato un lento, progressivo ma incoraggiante avanzamento per la tutela dei diritti umani.
Inutile citare nello specifico i numerosi esempi, dalla promessa di annullare le unioni civili a quella di rispedire a casa tutti gli immigrati fino al ripristino della famiglia tradizionale, il ventaglio è tristemente ampio.

La politica, come attività ordinatrice, ha bisogno di un enorme sforzo di consapevolezza e di trasformazione che potrebbe richiedere secoli e forse millenni.

Nella tensione tra vissuti, identificazioni locali e contesto globale l’impotenza si fa sentire. Ci vorrà molto tempo per riconoscere interessi collettivi che si possano far valere come sovraindividuali e di accrescimento per i singoli. Ci vorrà molto tempo per capire che si devono curare relazioni di consapevolezza e solidarietà. Ma gradualmente sta accadendo, l’auspicio è che accada sempre più. Laddove è avvenuto il guadagno è stato enorme, in termini di pace, solidarietà e prosperità, la storia ci fornisce numerosi esempi.

i-diritti-al-voto2Non abbiamo una storia particolarmente gloriosa, se comparata alla nostra capacità di immaginazione del bene, ma possiamo migliorarla. Il bene è semplice, per quanto sia una nozione quasi impossibile da circoscrivere, come diceva Platone. Ci sono condizioni in assenza delle quali ogni diritto è circondato da troppo male per poter essere considerato una dimensione degna di essere difesa e conservata, ma non possiamo per questo dimenticare che esistono beni necessari alla sopravvivenza, alla sicurezza, all’educazione. Affinchè ciascuno possa godere di diritti e libertà, come è scritto nella dichiarazione dei diritti universali dell’uomo del 1948, è in corso un lento “work in progress” dell’umanità.

Alcuni diritti, anche in Italia, sono ancora in parte negati. La sfera è ampia, dal riconoscimento della dignità e del valore delle donne alla tutela delle minoranze etniche-religiose, dalla non discriminazione delle differenze di genere al rispetto delle differenze di orientamento sessuale e così via.

I diritti purtroppo sono anche ideologia, che a volte cerca di coprire condizioni fattuali nelle quali è impossibile esercitarli.

Ma i diritti sono anche atti, che cambiano il nostro modo di pensarci e di percepirci, nel senso che una riflessione su di essi può sensibilmente accrescere la nostra consapevolezza, portandoci al rispetto della diversità.

Un possibile criterio di discernimento, nel caos delle mille voci in campo in questa campagna elettorale, è poter riconoscere chi favorisce i processi di internazionalizzazione e di collegamento, perché chi opera seriamente in questo senso lavora per una storia possibile di umanità superiore agli steccati di nazione, di religione, di genere e quindi, inevitabilmente, di classe. Chi ostacola i processi di solidarietà e di collaborazione, quali che siano i riferimenti ideologici, alcune volte molto di sinistra, lavora per la reazione e la conservazione.

È evidente che i tempi non sono maturi per movimenti di massa realmente capaci di sfidare, globalmente, il capitalismo globale.

Ma piccoli vagiti e movimenti ci sono stati, tentativi di “superamento della propria centratura egoica”, necessaria in quantità e qualità per i futuri gruppi dirigenti, come insegnano le più moderne scuole di leadership internazionali. Una qualità interessante, in ogni forma, può trattarsi di un gruppo di volontariato, un gruppo di studio, una militanza partitica o sindacale, un individuo isolato che medita nella sua stanza, una vita in un gruppo religioso.

Un riferimento nel caos di questa propaganda politica può essere allora una difesa reale, attenta, sensibile dei diritti. Ciò significa riconoscere la nostra interdipendenza, rinunciare all’egocentrismo delle guerre e delle barricate, maturare un’autentica solidarietà e collaborazione per il nostro avanzamento. Un processo lento e di cui certamente non vedremo la fine, ma in una campagna elettorale in cui a regnare sembra il caos, resta una piccola lanterna, un orizzonte di speranza, affinché i piccoli passi finora avanzati verso i diritti, che sono poi il rispetto della diversità dell’altro, non regrediscano1.

Immagini credits: today.it e vaurosenesi.it

1Per approfondimenti: R. Màdera, “Sconfitta e utopia. Identità e feticismo attraverso Marx e Nietzsche”, ed Mimesis, Milano, 2018.

Leggi l’articolo sul Blog Gli Intrusi

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