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di Laura Porta

La pacchia inizia o finisce così, per molti, forse moltissimi. È sufficiente avere tra i 20 e i 35 anni, essere disperati e senza soldi, con molta probabilità si verrà contattati da un “broker” che proporrà di vendere i propri organi. Sono complesse e articolate le vie del traffico illegale di organi, secondo un’inchiesta pubblicata su L’Espresso lo scorso 4 ottobre sono coinvolti anche numerosi migranti clandestini.

Scrive la giornalista Sara Lucaroni:

“Il mercato nero degli organi interessa il 10 per cento dei trapianti. Una ‘tratta’ che genera da 840 mln a 1,7 miliardi di dollari l’anno e in cui il coinvolgimento di ‘mediatori’ ha prodotto un aumento anche del 500 per cento del prezzo di un trapianto illegale.

La crisi siriana è l’ultima piazza di questo mercato, insieme alla tratta dei migranti: gli organi, reni in particolare, vengono ‘donati’ da Libano, Giordania, Siria, Turchia, Iraq, nord Africa. Certi pazienti dai Paesi del Golfo, ma anche da Russia, Israele, Stati Uniti ed Europa, raggiungono Turchia ed Egitto per le operazioni. Questi Paesi, già mete di turismo sanitario, con il Libano hanno accolto quattro milioni di siriani, di cui in 20.000 avrebbero venduto un rene. Interpol e governi ricostruiscono tratte frammentate e non inchiodano mai ‘reti criminali transnazionali’ perché le testimonianze sembrano più verosimili che vere, hanno giurisdizioni diverse da mettere d’accordo, filoni di ‘prove’ che si interrompono, reati che ne camuffano altri e procedure di ‘ripulitura degli organi’. Perché è illegale comprare e vendere un organo, ma legale è pagare per organizzare un trapianto. E legale è il sentimento della vergogna segreta che si prova ma che perde sempre se si batte con la paura. Vale per tutti, poveri e ricchi”

Come resistere a una simile tentazione? Per quattro o cinquemila euro un’umanità esanime e silenziosa acconsente al proprio smembramento, ma il consenso in questo caso non è altro che lo scivolamento in un suicidio lento di vite svuotate di valore dal nostro sistema.

Se il valore delle vite respinte al confine corrisponde alla propria capacità di produrre reddito, per molti non resta che vendere il proprio corpo, ci sarà sempre qualche occidentale ricco che vuole continuare a vivere.

“Noi siamo arrivati alla Svizzera. È li che arrivano molte indagini, come quelle del traffico di opere d’arte o flussi finanziari. Ma non si unisce mai la A con la Z, il filo si spezza. Quel commercio è in ogni guerra, lo abbiamo visto col Kosovo”

Una fonte investigativa parla di un vecchio dossier e indagini sul mercato illegale degli organi svolte a livello internazionale. In Italia i controlli e la possibilità di scegliere la lista negli ospedali disinnesca il fenomeno. Ma liste non ufficiali, possibilità di ‘scalarle’, cartelle che non vengono registrate, in Europa non sono leggende. I numeri del fenomeno non sono colossali, ma la verità è che non c’è un vero interesse a far luce, ci sono molti ricchi occidentali potenti che vogliono vivere.

Ed è così che si sviluppa un vero e proprio commercio. I percorsi delle tratte sono quasi impossibili da ricostruire, anche se non è difficile comprendere la direzione dal Sud del mondo verso i paesi industrializzati.

Che cosa impedirebbe alla Libia, grande centro di smistamento degli immigrati clandestini, di lucrare anche su questo?

Forse non basta un giro turistico nei paesi abbandonati dai migranti per rendersi conto di realtà sommerse dall’orrore. Uno sguardo più consapevole e attento, anziché la “pacchia” dei loro viaggi della speranza, coglierebbe le innumerevoli trappole in cui possono cadere, di cui la morte è forse la meno terribile.

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