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L’incontro con uno psicoanalista è una possibilità per il soggetto, oggi sempre più rara, per cogliere la propria particolarità inscritta nella sofferenza, riscrivere la propria storia. Una psicoanalisi è tale quando essa persegue le indicazioni freudiane secondo le quali la salute e  la salvezza degli esseri umani stanno nella scelta, perciò la finalità di una analisi è di condurre il soggetto a prendere da solo le sue decisioni, di renderlo capace di agire, di amare, di lavorare e di godere della sua vita.

In questo senso una psicoanalisi, freudiana e lacaniana, è autenticamente terapeutica, poiché fondata sull’imperativo che spinge ciascun soggetto ad assumere il suo destino.
Una psicoanalisi non ha quindi mai la finalità di riparare un danno, di riportare a uno stato anteriore o di apportare ortopedicamente consigli e direttive di vita. Si tratta di riconoscere e assumere il proprio sintomo, di elaborarlo per trarne un sapere, di appoggiarsi a questo lavoro per vincere la resistenza che esso nasconde e per acconsentire di assumere la responsabilità del godimento ineliminabile che esso ricopre.

Nel corso di questo lavoro si producono dei sollevamenti, a volte turbolenti, della rimozione, con il risultato di un cambiamento del soggetto rispetto alle contingenze più o meno drammatiche della sua vita e a come le accoglie. Il soggetto si potrà accorgere della parte che lui stesso ci mette nella situazione di cui si lamenta.
Che cosa si può ottenere, oggi, da una analisi? Il soggetto entra in analisi con le sue molteplici e diverse impotenze che, in breve, diremo sintomatiche e la cura psicoanalitica mira a permettergli di percepire la sua posizione fantasmatica inconscia, attraverso il rivelamento del sigillo pulsionale che l’ha marchiato, facendo del suo essere una obiezione al sapere.

La psicoanalisi accompagna, incoraggia e sostiene il tentativo del soggetto di confrontarsi con il vuoto, piuttosto che rimettersi sempre sulla via del completamento, della completezza e del colmare, sostenendolo nel passaggio che consiste a smettere di godere della mancanza subìta per acconsentire alla perdita. Questo passaggio permette al sintomo di rovesciarsi in effetti di creazione, divenendo una risorsa per il soggetto.